Sarò il tuo sgabello!

Sunday, 27 November 2016 20:01

Riavvolgendo il nastro delle mie memorie fino al tempo in cui ero quanto un soldo di cacio, riesco ancora a rivivere al vivo quanto fosse scomodo lavarsi le mani.

Alzandomi sulla punta dei piedi, toccavo faticosamente la manopola del rubinetto e, senza riuscire ad afferrarla, la facevo ruotare sfiorandola con i polpastrelli.

Avvicinavo al palmo della mano la tavoletta del sapone con il dito medio e aggangiavo la presa.

Qualche secondo in equilibrio sulle punte e poi riatterravo giù, sempre con le braccine tese e appoggiate ai bordi freddi del lavabo.

Pur perdendo la visuale delle mani insaponate, continuavo a sfregarle energicamente con la fiducia di fare bene, mentre l’acqua mi colava giù fin oltre il gomito, bagnandomi il golfino.

Quando era il momento del risciacquo mi impennavo di nuovo sulla punta dei piedini e sbirciavo in quella conca bianca per vedere la schiuma vaporosa e profumata scomparire via.  

Con le mani gocciolanti mi avvicinavo al portasciugamani e afferravo un lembo di tessuto facendo scivolare giù il telo.

“Lavate le maniiii?”

gridava qualcuno dalla cucina.

“Sìììì!”

rispondevo fiera come se avessi scalato una montagna e fossi scesa a valle con una coccarda al petto.

Muovevo i miei passi sulla pozza d’acqua che si era formata e con i calzini fradici correvo a tavola!

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Oltre le parole

Sunday, 13 November 2016 17:10

Apro la bocca con decisione e dico qualcosa che non reputo semplicemente buono, conveniente, pertinente, ma addirittura verità indiscussa e certezza inamovibile.

Il cuore si riempie subito dopo di soddisfazione per il coraggio di aver dato voce a ciò che Dio dice e a ciò in cui credo con convinzione.

La gioia, però, è solo a metà.

Qualcosa di non identificato sembra disturbare il momento:

un disagio inaspettato, un fastidio irritante e un’insoddisfazione che non so sanare.

Il fremito di una stonatura mi attraversa e l’incapacità di capire da dove provenga mi rende confusa.

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Rinunciare al buono per afferrare il meglio

Sunday, 23 October 2016 16:24

I piatti sporchi della colazione, i capelli arruffati del risveglio, carte di gelato sul tavolino di fianco al divano, pantofole disseminate ovunque, la cesta dei panni pronta ad esplodere, il telefono colmo di messaggi a cui rispondere e l’orologio che segnava con fare solenne e un’espressione accigliata le otto in punto.

Tutto sembrava dirmi una sola cosa:

Corri!

E’ tempo che ti muovi!

Sei un disastro di donna, di mamma e di moglie se non recuperi il controllo e non riporti uno stato di ordine entro un tempo ragionevole!

Mentre il mio cuore cercava di esprimere il proprio  bisogno di rigenerarsi stando solo con Dio e di connettersi con l’alto in tutta calma, occhi invisibili da ogni direzione parevano lanciarmi sguardi di biasimo e disapprovazione.

Divisa tra desideri buoni ed un pesante senso del dovere, non riuscivo a scegliere dove investire prima il mio tempo e quale voce ascoltare.

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