LA MIGLIOR COSA DA FARE aiutare un amico in difficoltà

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Monday, 07 January 2019
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Ti sei mai chiesto perché aiutare le persone che amiamo è tanto difficile?

Come mai il nostro affetto, la nostra disponibilità e le nostre esperienze, non sono sempre sufficienti?

Perché il nostro slancio a prestare soccorso si impantana spesso in tanta frustrazione?

Per quale motivo conoscere la via d’uscita per i nostri cari in difficoltà, non coincide necessariamente con la possibilità di poterli affrancare?

 

 

Era questo il tipo di frustrazione che mi ha attraversato parlando con la mia amica in crisi.

L’avevo ascoltata con il cuore e man mano che parlava, riuscivo a visualizzare un quadro completo:

la sua situazione attuale, le dinamiche che l’avevano confinata in tanti guai ma anche una reale e infallibile via per venirne fuori.

Bugie e pensieri altamente tossici sembravano essersi elevati intorno a lei come invalicabili mura possenti.

Nelle sue parole si percepiva la disperazione di chi si sente totalmente impotente e ormai senza speranza.

Lei si vedeva senza via d’uscita e condannata alla tristezza ma non era quello che vedevo io.

Oltre i confini di quella prigione invisibile ma reale, riuscivo a vedere con gli occhi della fede i prati verdi e sconfinati che l’attendevano. Malgrado la prepotenza e la forza dei pensieri nocivi a cui si era asservita, riuscivo a immaginarla, in un futuro diverso, correre libera e fiera con la nuova dignità che Gesù aveva acquistato per lei.

- Signore non importa quanta devastazione ci sia in questa vita, io credo che tu sei il Dio dei miracoli e che per te nessuna condizione è senza speranza.

Io credo Signore che tu hai un destino buono e una vita di vittoria anche per lei.

Io credo Gesù nella potenza rendentrice della tua opera sulla croce, credo nella fedeltà delle tue promesse e nell’offensività della tua Parola contro ogni forma di inganno e senso di disperazione.

Signore se solo la mia amica riuscisse a crederci anche lei.

Se solo potesse vedere quello che sto vedendo io.

Se solo potesse alzarsi da quella situazione di dolore e impotenza e afferrare finalmente la spada dello spirito che è la Tua parola, per trionfare su ogni pensiero bugiardo che concerne se stessa e il suo futuro.

Se solo potesse scuotersi da tanto torpore e tristezza per prendere finalmente in mano la sua esistenza e vivere l’esuberanza di vita che tu vuoi darle.

Se solo iniziasse a credere a ciò che tu dici piuttosto che piegarsi a ciò che satana le suggerisce ogni giorno.

Se solo potesse vedere che questa premura che io ho per lei non è altro che il tuo amore che vuole raggiungerla e trarla in salvo al più presto.

Se solo riconoscesse la tua voce nelle parole che procedono dalla mia bocca.

Eppure quello che dicevo non sembrava sufficiente per riaccendere la fede nel suo cuore e spingerla ad azioni di cambiamento nella sua vita.

- Non so come altro aiutarla ma ti prego Signore tirala fuori di lì!

Rivivevo i nostri discorsi del giorno precedente e pregavo con il cuore colmo di frustrazione e senso di impotenza, quando di colpo un flash mi attraversò la mente.

Solo un paio di secondi e la mia comprensione del problema fu radicalmente cambiata e il mio cuore di nuovo leggero.

Il Signore mi  riportò indietro nel passato quando la mia bimba aveva solo due anni.

Quel giorno avevo aperto il rubinetto dell’acqua calda per riempire la vasca e mia figlia faceva avanti e indietro dalla sua cameretta, prendendo i suoi giochi preferiti per il bagnetto e buttandoli nell’acqua.

Io ero in camera da letto, quando in lontananza sentii sbattere una porta.

Era la mia piccola che aveva deciso di fare tutto da sola e, per essere certa di avere la privacy che desiderava, aveva anche girato la chiave!

Quali sono state le emozioni che mi hanno attraversato in quel momento?

La prima è stata di incredulità.

Mi sembrava difficile credere che Giulia, piccola com’era, potesse arrivare a sfiorare la serratura ma che potesse addirittura avere la forza di girare una chiave che si era sempre dimostrata tanto dura, mi sembrava una cosa addirittura impossibile.

Dopo l’incredulità è stato il momento della paura che è sfociata immediatamente in panico.

In fine ci sono voluti due schiaffi da parte del mio autocontrollo per riuscire finalmente a mettere in pausa le mie emozioni impazzite e agire in qualche modo.

Sono scesa nel sottoscala e ho chiuso il contatore dell’acqua, ho cercato inutilmente delle chiavi simili in giro per casa, ho consultato la mia vicina, ho avvertito mio marito al telefono dopo di che tutto quello che ho potuto fare è stato essere di compagnia a mia figlia da oltre la porta.

Cercavo di rassicurarla dicendo che papà sarebbe arrivato presto e avrebbe risolto tutto.

Cercavo poi di distrarla raccontandole storie e infilando fogli e fumetti di ogni tipo sotto la soglia perché lei li potesse vedere.

Tutto è andato bene.

Nella lunga attesa Giulia è rimasta calma e alla fine il suo babbo l’ha tratta in salvo apparendo dalla finestra e sfondando il vetro come farebbe un supereroe.

 

Quell'episodio rinvenne però nella mia mente con una scena che non c’era mai stata prima nelle mie memorie.

Questa volta infatti visualizzavo la mia amica al posto di mia figlia. Lei era all'interno ed io la incitavo da oltre la soglia.

Con tutta me stessa la spronavo ripetutamente a girare la chiave e ad aprire la porta che lei stessa aveva chiuso alle sue spalle, ma essendo anche lei piccola quanto una bimba, non riusciva ad arrivare alla chiave.

Inutile era spingersi in alto sulle punte dei piedini.

Ogni tentativo di autoriscatto era inutile.

Non c’era modo per lei di riuscire a fare quello che le suggerivo da oltre la porta.

L’unica cosa con cui avrei potuto effettivamente aiutarla era farle compagnia e incoraggiarla, nell’attesa che arrivasse Gesù stesso a salvarla.

 

Pochi secondi e tutto fu chiaro.

La frustrazione mi lasciò di colpo perché Papà mi aveva appena mostrato fin dove arrivava la mia parte e cosa ero tenuta a fare per aiutare la mia amica.

I miei consigli non erano alla sua portata.

Dovevo solo starle accanto e confidare che Dio avrebbe fatto l’impossibile.  

 

Forse sarà capitato anche a te voler aiutare un amico come farebbe una mamma oltre la porta chiusa a chiave da sua figlia.

Forse sarà capitato anche a te di amare tanto una persona ma di sentirti impotente nei suoi momenti bui.

Forse tu conosci le vere cause del problema che sta vivendo e la via infallibile per uscirne, ma non puoi permetterti d’interferire nelle sue scelte e nelle sue azioni.

Forse sei lì ad incitarla a fare la cosa giusta ma lei non sembra riuscirci.

E’ facile sentirsi frustrati in quei momenti, eppure non è necessario.

Meglio ricordare a noi stessi  che non possiamo vivere la vita di un altro anche se lo amiamo tanto e vogliamo solo proteggerlo;

i nostri suggerimenti non sono sempre alla portata di chi vogliamo aiutare;

la miglior cosa da fare è quasi sempre pregare, essere pazienti e restare fedelmente al fianco del nostro amico in difficoltà nell’attesa che Gesù lo porti in salvo.

Passare fumetti da sotto la soglia di una porta, raccontare storie e dare coraggio in tempi di attesa non è qualcosa di esaltante eppure è quello spesso il modo in cui Gesù ci chiede di collaborare con Lui.   



Tutti siamo creature di Dio ma non tutti siamo suoi figli.
Vuoi appartenere per sempre al Papà più affettuoso, premuroso e forte che esista?
Dio vuole darti il suo cognome e prendersi cura di te!
Se non lo hai mai fatto confessa il tuo bisogno di aiuto,
deponi ai suoi piedi il peso delle tue colpe
e invitalo a rivelarsi a te ed essere parte della tua vita.
Non fare l'errore di dire che sei una brava persona.
Sii umile e ricevi gratis l'accesso all'immenso amore di Dio
che ti è stato acquistato con il sacrificio di Gesù.
 
<< Caro Dio, perdona ogni mio peccato.
Non voglio più sentirmi smarrito.
Desidero appartenerti.
Afferra la mia mano, guida i miei passi,
riempi il mio cuore con il tuo amore
e stringimi teneramente tra le tue braccia. >>

 
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Saturday, 30 March 2019 12:53
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