Errori necessari e fallimenti buoni

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Tuesday, 08 March 2016
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   In lontananza si sentiva un grande armeggiare di pentole provenire dalla cucina.

Mia figlia adolescente stava preparando il pranzo.

Ero pronta a pensili imbrattati d’olio e pentole bruciate, ma quella volta ero anche decisa a darle piena libertà di fare e di sbagliare.

Non sarei stata alle sue spalle per correggere ogni gesto maldestro né sarei corsa a rimediare ai suoi pasticci.

 

“Oh no…!!! Ho buttato la pasta nell’acqua bollente ma si è spento il fuoco e ho dimenticato di girarla per qualche minuto!” mi informava nervosamente da lontano.

“Mamma ti piace la pasta  molta cotta, diciamo gommosa?

E’ un problema se il sale lo aggiungo dopo averla scolata?”.

Ascoltando da lontano quel bollettino di guerra, ridevo con Dio e mi complimentavo con me stessa.

"Signore un anno fa sarei corsa a salvare il pranzo.

Oggi mi interessa di più che scopra come cavarsela da sola.

Sono certa che la mia piccolina sta imparando molte più cose di quelle che potrei insegnarle io con ore di discorsi:

mettere sempre il sale nell’acqua in cui si fa cuocere la pasta;

girare spesso per non farla attaccare;

controllare che la fiamma rimanga sempre accesa e assaggiare per capire il tempo di cottura.".

 

In una società perfezionista, protesa verso l’eccellenza, la professionalità in ogni campo e il continuo superamento dei propri limiti, siamo diventati allergici agli errori e inorriditi davanti ai fallimenti.

Abbiamo paura di sbagliare, di non esser all’altezza, di fare figuracce e di non riuscire a dare l’eccellenza che tutti si aspettano da noi.

Qualsiasi sia il campo in cui ci buttiamo sappiamo che dobbiamo puntare in alto perché qualcosa di meno del massimo ci sembra inopportuno.

Le potenzialità sono tante e raggiungerle tutte fino in fondo è quasi un obbligo.

Vogliamo essere professionisti di ciò che ci appassiona ed esperti  di ciò a cui ci dedichiamo.

La mediocrità e le improvvisazioni ci fanno storcere il naso perché siamo troppo abituati ad ammirare continuamente coloro che sono arrivati in cima.

Non è un male aspirare a grandi cose.

Non credo sia sbagliato voler andare lontano e raggiungere l’eccellenza in ciò che facciamo, ma paradossalmente questo nostro fissare a lungo lo sguardo sulla meta maggiormente ambita, ci rende la strada più in salita se non diventa addirittura come la sbarra chiusa di un passaggio a livello.

Dall’infanzia all’adolescenza ho vissuto una strana evoluzione che da disordinata pasticciona mi ha trasformata in una perfezionista senza speranza.

All’età di quindici anni non c’era modo nel mio cervello di fare spazio a qualcosa di meno del massimo.

Niente piani di riserva.

Accontentarsi non era tra le possibili opzioni. 

Se ad esempio  dovevo svolgere un compito scolastico scritto, ero capace di accartocciare il mio foglio e gettarlo nel cestino, per ogni minimo errore, un’infinità di volte.

Che agonia con quella testa riuscire ad arrivare alla fine di qualcosa con un po’ di soddisfazione!

Gli errori e i fallimenti erano i miei nemici più grandi e la mia vita era studiata per evitarli a tutti i costi.

Sapevo bene quanto potessero rovinarmi la giornata!

Oggi rimango ancora una persona protesa verso il mio massimo, ma grazie a Dio sto rivalutato gli errori e i fallimenti come mezzi buoni e necessari sulla via dell’eccellenza.

Mi rendo conto, ora come mai prima, quanto i pasticci fatti e i bersagli mancati siano stati assolutamente fondamentali e niente affatto mostri di cui avere il terrore.

I nostri SBAGLI sono i nostri più GRANDI INSEGNANTI.

Solo una situazione un po’ mortificante è capace di risvegliare in noi una tempesta di emozioni e ha il potere che nessun maestro o libro potrebbe mai avere:

prendere una lezione è fissarla in maniera indelebile nella nostra mente.

Pietro che affonda nell’acqua in preda al panico;

Pietro, Giacomo e Giovanni beccati a dormire da Gesù nel momento più critico del loro viaggio insieme;

i discepoli ripresi dal maestro perché discutevano su chi di loro fosse il più importante e il ragazzo indemoniato che gli apostoli non riuscirono a liberare.

Furono queste le situazioni, umanamente poco esaltanti, in cui si aprirono le orecchie di tutti loro e le parole di Gesù furono impresse nel loro cuore come un marchio rovente.

Sono le cose che scottano un po’ quelle che ci lasciano un segno che rimane nel tempo.

Fu quando il mio supervisore madrelingua inglese mi guardò con aria divertita che imparai a non pronunciare “biscuits” come farebbe un bambino di tre anni.

Fu quando i miei amici risero del mio congiuntivo sbagliato che diventai un’esperta di verbi.

Fu quando il mio insegnate di scuola guida si aggrappò nervosamente alla maniglia dello sportello che capii che non dovevo prendere tutte le buche.

Fu quando capii di aver detto la cosa più sbagliata che potessi dire che decisi di chiedere sempre la giuda di Dio prima di aprire bocca.

Fu quando un mio scatto d’ira ruppe l’antina dell’armadio che supplicai il Signore di cambiare la mia mancanza di autocontrollo.

Grazie a Dio gli errori non mi fanno più tanta paura.

Anche se amo studiare, non voglio aspettare di aver letto dieci manuali e frequentato un’infinità di corsi prima di fare le cose che Dio mi chiede di fare.

La paura di sbagliare ci rallenta il cammino e il bisogno di voler essere subito eccellenti ci rende timorosi di agire.

Non saremo mai bravi in nulla e non adempiremo mai la chiamata di Dio per la nostra vita se non diventiamo umili  e disposti a sbagliare e a sbagliare anche tanto.

I nostri errori saranno nelle mani di Dio le nostre lezioni più importanti ma non la scusa per non andare avanti.

Ci vuole umiltà per diventare uomini e donne di eccellenza al servizio del Re, l’umiltà di dover attraversare tanti sbagli e qualche umiliazione.

Ci vuole fede per arrivare lì dove Dio ci vuole portare, la fede che, malgrado tanti pasticci, con Dio un giorno faremo grandi cose!

 

Tutti siamo creature di Dio ma non tutti siamo suoi figli.
Vuoi appartenere per sempre al Papà più affettuoso, premuroso e forte che esista?
Dio vuole darti il suo cognome e prendersi cura di te!
Se non lo hai mai fatto confessa il tuo bisogno di aiuto,
deponi ai suoi piedi il peso delle tue colpe
e invitalo a rivelarsi a te ed essere parte della tua vita.
Non fare l'errore di dire che sei una brava persona.
Sii umile e ricevi gratis l'accesso all'immenso amore di Dio
che ti è stato acquistato con il sacrificio di Gesù.
 
<< Caro Dio, perdona ogni mio peccato.
Non voglio più sentirmi smarrito.
Desidero appartenerti.
Afferra la mia mano, guida i miei passi,
riempi il mio cuore con il tuo amore
e stringimi teneramente tra le tue braccia. >>

 
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Sunday, 15 May 2016 17:41