Perdite che producono ricchezza

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Sunday, 19 June 2016
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Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. Ogni tralcio che in me non dà frutto, lo toglie via; e ogni tralcio che dà frutto, lo pota affinché ne dia di più. (Giovanni 15:1,2)

 

Io non sono un pollice verde.

Lo dimostra il fatto che non possiedo al momento nella mia abitazione neanche una piantina grassa in un vasetto da diametro sette.

Purtroppo dimentico di annaffiare con regolarità e quando ricordo di farlo arrivo molto spesso troppo tardi.

Non so nulla sulla cura di orti, serre e giardini.

L’unica cosa che so in merito al giardinaggio è che non ho mai amato le potature.

Quand’ero ragazza l’area verde che circondava la mia casa mi era del tutto indifferente.

Non avevo tempo né interesse ad ammirare come mia mamma ogni rosa che sbocciava o ogni limone che maturava.

Il verde che faceva da cornice alla nostra villetta era incapace di attirare l’attenzione di un’adolescente come me tranne, però, nei giorni di potatura.

“Perché questo scempio?”

protestavo osservando cataste di rami ai piedi del salice monco.

 

Tutta la vegetazione che fino a poca prima mi sembrava carta da parati inanimata, mi mancava improvvisamente.

Quel fogliame assente pareva aver lasciato un vuoto desolante impossibile da non notare.

“Papà cosa hai fatto?

Il nostro giardino è così brutto ora!

Non dovevi…

Ci vorrà un secolo prima che ricresca tutto come prima!”.

A nulla servivano le spiegazioni di mio padre.

Per quanto cercasse di farmi capire la necessità del suo intervento, io non riuscivo a comprendere il bene di quelle operazioni d’imbruttimento.

Era desolante guardarsi intorno.

La sensazione che provavo era simile  a quella di osservare il cane di ritorno dalla tosatura o un brutto taglio di capelli all’uscita dal parrucchiere.

Uno sgradito cambiamento drastico a cui solo tanto tempo e tanta pazienza avrebbero potuto rimediare.

 

La vita molto spesso si comporta con noi proprio come faceva mio padre con le sue piante:

non ci dà preavviso ma con le sue cesoie rimuove in modo definitivo cose a cui siamo tanto affezionati proprio perché hanno impiegato anni per crescere e diventare quello che sono.

E’ davvero desolante osservare il vuoto che lascia ciò che era e che improvvisamente non è più.

E’ una sensazione proprio spiacevole quando qualcosa a noi familiare ci viene tolta senza che nessuno ci chieda il permesso.

Una vera ingiustizia!

Ci viene da pensare mentre con impotenza constatiamo la nostra perdita.

 

Una professione che abbiamo svolto fedelmente per anni, affetti che ci hanno regalato innumerevoli momenti di gioia, delle abilità che abbiamo sempre esercitato con naturalezza, una sicurezza economica su cui abbiamo fatto affidamento, un’abitazione in cui abbiamo vissuto felicemente per buona parte dei nostri giorni, non possono esserci improvvisamente tolti senza che le nostre emozioni avvertano il dolore del distacco e i nostri pensieri ci riportino continuamente a ciò che era prima della “potatura”.

Non siamo mai pronti ad accettare un qualsiasi tipo di perdita.

Niente in questa vita è eterno ma in un certo senso è quello che speriamo nel profondo del nostro cuore:

tutto ciò che amiamo e ci da gioia vogliamo ci accompagni fino alla fine dei nostri giorni.

Questo è il motivo per cui quando subiamo un certo distacco cadiamo nello sconforto e impieghiamo del tempo per giungere nuovamente ad un stato di accettazione e riposo interiore.

Per noi le perdite sono solo segni meno.

Delle sottrazioni che subiamo come ingiustizie ricevute.

Non riusciamo a scorgere in esse niente di positivo eppure Dio la pensa diversamente:

come il mio papà giardiniere, riesce a guardare oltre e a gustare in anticipo il bene e il buono che seguirà immancabilmente un’operazione di potatura eseguita correttamente.

Mentre noi viviamo certe perdite come il segno ( - ) di una sottrazione, Lui vede il segno ( x ) di una moltiplicazione e una promessa di potenziamento.

 

Or sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo disegno. (Romani 8:28)

 

Se amiamo Dio siamo alberi che portano frutto:

il nostro scopo più grande è onorare con la nostra vita colui che ci ha rapito il cuore.

Non esiste allora perdita che non produca in noi crescita e vigore.

Ogni potatura anche se dolorosa ha in se una promessa di frutto e di benedizione che glorifica il nostro Signore.

 

E’ questo che ho compreso giorni fa mentre accarezzavo i mie rami monchi con pensieri densi di nostalgia.

Davvero sconfortante era la sensazione che provavo pensando a cose che amavo ormai inafferrabili!

Davvero grande il senso di impotenza davanti a certi inconsolabili vuoti.

Eppure all’improvviso la mia tristezza è diventata speranza e un attimo dopo gioia.

Parlavo con Dio di ciò che mi mancava tanto.

La mia però non era una protesta piena di risentimento, ma solo un aprire il cuore a colui in cui ho piena fiducia.

Non mi aspettavo di ricevere una qualche risposta immediata, eppure improvvisamente una fresca eccitazione mi riempì il cuore:  

nella mia immaginazione vidi chiaramente le opportunità uniche che certe perdite rappresentavano, il buono che avrebbero prodotto e l’attitudine necessaria per afferrare il bene che si nascondeva in esse.

“Signore voglio protendermi verso tutta questa ricchezza senza esitazione perché finché mi ostinerò a guardare indietro mi negherò il frutto buono che hai pianificato per il mio futuro!”.  

 

E’ impossibile eliminare i sentimenti negativi che accompagnano ogni perdita.

L’importante, però, è non rimanere in uno stato di sconforto e non accettazione troppo a lungo.

Dio vuole aiutarci a guardare in avanti con speranza, farci comprendere le cose buone verso cui vuole condurci e alleggerire quanto prima il nostro cuore da ogni emozione negativa.

    

Non ricordate più le cose passate,

non considerate più le cose antiche:

Ecco, io sto per fare una cosa nuova; essa sta per germogliare;

non la riconoscerete?

(Isaia 43:18,19)

 

E’ molto facile ascoltare la nostra parte nostalgica e perdere la speranza, volgendo  i nostri pensieri costantemente a ciò che era e non è più.

E’ cosa ben più difficile ascoltare la voce di Dio e aprirci al nuovo e buono che Lui sta meditando per il nostro futuro!   

 

Sei volenteroso nel portare a Dio la tua perdita e chiedere a Lui con quali cose migliori sostituirla?

Sei pronto a riempire quel vuoto che si è creato con il buono che Dio ha per te?

Sei disposto a fidarti di Dio e a muoverti verso ciò che lui ti mostrerà?


Ricorda:

Ogni perdita lascia spazio a qualcosa di nuovo e ogni fine precede un nuovo inizio.

Lascia che sia Dio a trasformare il tuo buio e ne varrà la pena!

 

Tutti siamo creature di Dio ma non tutti siamo suoi figli.
Vuoi appartenere per sempre al Papà più affettuoso, premuroso e forte che esista?
Dio vuole darti il suo cognome e prendersi cura di te!
Se non lo hai mai fatto confessa il tuo bisogno di aiuto,
deponi ai suoi piedi il peso delle tue colpe
e invitalo a rivelarsi a te ed essere parte della tua vita.
Non fare l'errore di dire che sei una brava persona.
Sii umile e ricevi gratis l'accesso all'immenso amore di Dio
che ti è stato acquistato con il sacrificio di Gesù.
 
<< Caro Dio, perdona ogni mio peccato.
Non voglio più sentirmi smarrito.
Desidero appartenerti.
Afferra la mia mano, guida i miei passi,
riempi il mio cuore con il tuo amore
e stringimi teneramente tra le tue braccia. >>

 
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Sunday, 19 June 2016 18:34