Sarò il tuo sgabello!

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Domenica, 27 Novembre 2016
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Riavvolgendo il nastro delle mie memorie fino al tempo in cui ero quanto un soldo di cacio, riesco ancora a rivivere al vivo quanto fosse scomodo lavarsi le mani.

Alzandomi sulla punta dei piedi, toccavo faticosamente la manopola del rubinetto e, senza riuscire ad afferrarla, la facevo ruotare sfiorandola con i polpastrelli.

Avvicinavo al palmo della mano la tavoletta del sapone con il dito medio e aggangiavo la presa.

Qualche secondo in equilibrio sulle punte e poi riatterravo giù, sempre con le braccine tese e appoggiate ai bordi freddi del lavabo.

Pur perdendo la visuale delle mani insaponate, continuavo a sfregarle energicamente con la fiducia di fare bene, mentre l’acqua mi colava giù fin oltre il gomito, bagnandomi il golfino.

Quando era il momento del risciacquo mi impennavo di nuovo sulla punta dei piedini e sbirciavo in quella conca bianca per vedere la schiuma vaporosa e profumata scomparire via.  

Con le mani gocciolanti mi avvicinavo al portasciugamani e afferravo un lembo di tessuto facendo scivolare giù il telo.

“Lavate le maniiii?”

gridava qualcuno dalla cucina.

“Sìììì!”

rispondevo fiera come se avessi scalato una montagna e fossi scesa a valle con una coccarda al petto.

Muovevo i miei passi sulla pozza d’acqua che si era formata e con i calzini fradici correvo a tavola!

 

 

Che frustrazione non potersi guardare allo specchio, dover continuamente stare sulla punta dei piedi e alzare la testa, protendendo le braccia verso l’alto, ogni volta che si vuole afferrare qualcosa!

In un mondo di giganti non è facile la vita di chi non supera il metro d’altezza.

Noi adulti lo abbiamo ormai dimenticato, ma la vita di un bimbo non è solo spensieratezza.

Ogni azione quotidiana è una sfida disseminata di ostacoli e quasi ogni incontro trasmette loro lo stesso messaggio:

troppo piccolo, non sei ancora come dovresti essere!

Nei sogni, nelle fantasie e nei giochi si è grandi come papà e bravi come la mamma, ma nella realtà c’è sempre qualche divieto di accesso a sbarrare loro la strada o qualche mano pronta ad afferrarli per tirarli indietro e metterli da parte.

La promessa, però, che arriverà il giorno in cui saranno sufficientemente grandi e pienamente capaci, li anima di tanta voglia di imparare e coraggio che non si arrende.

Il futuro da adulti sembra molto lontano, ma è tanto stimolante da spingerli decisi contro ogni barriera.  

 

Oggi mi lavo le mani, mi guardo allo specchio, afferro il flacone di shampoo in cima alla mensola, accendo l’interruttore della luce e chiudo la maniglia della porta con la naturalezza con cui respiro.

Eppure guardando la mia vita e le sue sfide, non posso dire che tutto sia semplice e alla mia portata, come fantasticavo da piccola.

Spesso sono  proprio come una bimba davanti a un lavabo troppo alto.

Non mi sento all’altezza, i miei limiti sembrano enormi e non ho con me a darmi forza neanche la speranza che crescendo riuscirò a colmarli.

 

Mai provata questa sensazione?

Riuscite a capire quel misto di frustrazione e senso di inadeguatezza che accompagna certi ruoli che rivestiamo e compiti che svolgiamo?

Non amiamo ammetterlo, ma tutti noi abbiamo limiti.

Ignorarli e sbatterci contro non ci aiuta.

Acquistarne consapevolezza ci dà, invece, la possibilità di adeguarci ad essi nel migliore dei modi.

 

-Signore,

pregavo con tanto di penna e quaderno in mano

-mostrami nel dettaglio quali sono i limiti che non potrò mai varcare, dammi consapevolezza di fin dove posso spingermi, liberami dalla frustrazione di volerli oltrepassare inutilmente, mostrami la via per una convivenza felice e rivelami come compensare ogni lacuna.

 Pregavo e scrivevo, man mano che il Signore accendeva il riflettore sulle mie deficienze.
-Qui comportati così, qui puoi spingerti oltre, in questa cosa lascia fare ad altri, in questa chiedi umilmente aiuto, in questa, invece, accetta la tua altezza nana e confida in me perché sarò il tuo sgabello!
 

Non esistevano ai miei tempi ma immagino quanto cambino la quotidianità di un bambino quei graziosi  rialzi, con tanto di rivestimento antiscivolo!

Pochi euro di plastica e lavarsi i denti, spazzolare i capelli e afferrare il sapone diventano finalmente gesti accessibili.

Basta spingere la piccola pedana mobile dove si vuole, salirci sopra e si è magicamente all’altezza!

 

Riesco a vedermi:

nel mio pigiamino rosa, davanti al lavabo troppo alto, salire su 20 centimetri di sgabello e afferrare, con soddisfazione, spazzolino e dentifricio senza l’aiuto di mamma e papà.

Che conquista!

 

Ci sono limiti di noi stessi che proprio non amiamo.

Difetti imbarazzanti che riescono a farci sentire spesso inadeguati, fuori luogo o addirittura sbagliati:

una memoria che perde colpi come un colabrodo; dei denti troppo larghi che ci rovinano il sorriso; un parlare sgrammaticato che fa ghignare chi ci ascolta; una mente caotica che ci fa fare gran pasticci; i rossori inopportuni delle gote che ci creano non poco disagio; un senso dell’orientamento che ci fa smarrire puntualmente; la concentrazione che ci tradisce spesso e tanto altro ancora.

 Abbiamo tutti le nostre strategie per semplificarci la vita e le nostre scorciatoie per aggirare gli ostacoli.
 
Ci sono però cose a cui non troviamo rimedio e con le quali siamo costretti a confrontarci spesso.
"Difetti di fabbrica" che non si possono correggere né nascondere e che, con la puntualità del tramonto, ci ricordano ogni giorno quanto siamo fragili e quanto siamo piccoli.

 - Signore tu il mio sgabello?!

Preferirei non averne bisogno!

Non sarebbe più bello avere zero limiti e tante potenzialità?!

Riconosco,però, che tu hai uno scopo buono anche per ciò che di me meno amo.   

Ogni volta che non sarò “abbastanza” chiamerò il tuo nome.

Tu mi porterai oltre le mie debolezze e mi renderai capace!

Non tutti noteranno il nostro segreto, ma io vorrò sventolarlo al mondo:

senza di te non sarei stata all’altezza!  

 

Perciò io mi diletto nelle debolezze... perché quando io sono debole, allora sono forte.

(2 Corinzi 12:10)

 

Tutti siamo creature di Dio ma non tutti siamo suoi figli.
Vuoi appartenere per sempre al Papà più affettuoso, premuroso e forte che esista?
Dio vuole darti il suo cognome e prendersi cura di te!
Se non lo hai mai fatto confessa il tuo bisogno di aiuto,
deponi ai suoi piedi il peso delle tue colpe
e invitalo a rivelarsi a te ed essere parte della tua vita.
Non fare l'errore di dire che sei una brava persona.
Sii umile e ricevi gratis l'accesso all'immenso amore di Dio
che ti è stato acquistato con il sacrificio di Gesù.
 
<< Caro Dio, perdona ogni mio peccato.
Non voglio più sentirmi smarrito.
Desidero appartenerti.
Afferra la mia mano, guida i miei passi,
riempi il mio cuore con il tuo amore
e stringimi teneramente tra le tue braccia. >>

 
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Lunedì, 05 Dicembre 2016 09:32