Insieme si può

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Venerdì, 22 Settembre 2017
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Due valgono più di uno solo, perché sono ben ricompensati della loro fatica.

Infatti, se l'uno cade, l'altro rialza il suo compagno;

ma guai a chi è solo e cade senz'avere un altro che lo rialzi!

Così pure, se due dormono assieme, si riscaldano;

ma chi è solo, come farà a riscaldarsi?

(Ecclesiaste 4:9-11)



E’ un po' strano in questi giorni aggirarsi per casa mia.

Dovunque mi volto vedo spazi vuoti che prima non c’erano e nuove disposizioni a cui mi devo abituare.

I mobili sono sempre gli stessi eppure dopo un giorno di spostamenti, mi sembra di vivere in un altro appartamento.

Quando poi passo davanti al forno o apro il frigorifero, non posso che sorridere.

Osservo la parete immacolata, con le ante bianche e lucide, e ricordi agitati mi affiorano alla mente.

Tutto sembra lindo e perfettamente in ordine eppure solo io so del mattone forato che sostiene l’alta colonna armadio con il piede spezzato.

L’ambiente sembra essere bello e rilassante eppure solo io so la pena, lo scoraggiamento e i momenti di sconforto per essersi imbattuti in un’impresa troppo grande.

Ringrazio Dio per il suo innegabile aiuto, ma ringrazio anche mio marito.

Senza di lui sarebbe stato impossibile pensare di fare quel lavoro immane e non solo per la sua forza fisica...

Operando insieme abbiamo sperimentato tutti i tre benefici del lavoro in coppia di cui parla l’Ecclesiaste:

INCORAGGIAMENTO, CONFORTO e RICOMPENSA.

 

 

INCORAGGIARE, infatti, è stato quello che ho cercato di fare quando, dopo un’ora di sforzi, mio marito ha preso coscienza che spostare tre colonne attrezzate della cucina non era il lavoretto facile e veloce che avevamo in mente.

Mentre lui cercava le viti sigillanti, nascoste dietro gli elettrodomestici ad incasso, io mi impegnavo a tirargli su il morale e ad aiutarlo a ragionare.

Mentre spingevamo sul pavimento ruvido la colonna armadio (sorretta solo da esili piedini in plastica) era lui che mi spronava a non mollare.

 

C’è stato poi bisogno anche di CONFORTO, quando una gamba di sostegno si è rotta in modo irrimediabile.

E’ stato un gran sollievo prenderci per mano nel momento in cui avremmo voluto riavvolgere il nastro del nostro vissuto e rinunciare ad ogni cambiamento per lasciare tutto esattamente dov’era.

Ci siamo seduti l’uno accanto all’altra, con il morale sotto i piedi, in un divano pieno di pentole, tovaglie, scatole e bottiglie.

Senza dirci nulla, lo stesso pensiero ha attraversato la nostra mente: per quanti giorni vivremo in questo caos, nell'attesa che un professionista del montaggio ci venga a soccorrere?

Insieme abbiamo riso per la tensione.

Insieme abbiamo pregato sempre mano nella mano.

Insieme abbiamo espresso a Dio il nostro sconforto e insieme abbiamo creduto nel suo aiuto.

Insieme, poi, abbiamo trovato il coraggio di ritentare e condiviso le nostre idee per superare gli imprevisti.       

Insieme in fine abbiamo guardato increduli il nostro lavoro terminato con successo.

Insieme abbiamo gustato la RICOMPENSA delle nostre fatiche, ridendo divertiti dei nostri momenti di panico e puro sconforto.

Insieme ci siamo abbracciati davanti al nostro frigo più a destra di oltre un metro e ci siamo sentiti un team pronto e collaudato per la prossima missione.

 

Eppure, devo ammetterlo, il lavoro di squadra non mi è mai piaciuto troppo.

Per tanti anni essere sufficiente a me stessa era il mio modo naturale di essere e di affrontare la vita.

Perché motivare le persone, spronarle e doverle aspettare?  

Chi fa da sé non fa forse per tre?

Era la mia filosofia.

Quando c’è la buona volontà, la determinazione e una visione chiara di ciò che si persegue, si arriva prima al traguardo senza troppe interferenze!    

 

L’esperienza, però, non mi ha dato ragione.

La Bibbia dice proprio il vero quando afferma “guai a chi è solo e cade senz’avere un altro che lo rialzi!”.

Essere sola nelle mie imprese mi rende certamente libera di fare ogni cosa a modo mio, quando mi pare e senza dover rendere conto di niente a nessuno.

Allo stesso tempo, però, divento immancabilmente vulnerabile, facile preda dello scoraggiamento e spesso incapace di portare a termine ciò che intraprendo.    

 

Non piace molto ammettere di aver bisogno degli altri ed è forte la tentazione di escludere con leggerezza persone dalla nostra vita quando hanno opinioni diverse dalle nostre, quando non comprendono “il nostro genio”, quando hanno tempistiche che a noi danno ai nervi, quando hanno qualcosa da ridire sul nostro programma o mettono in dubbio qualche nostra convinzione.

La nostra meta potrebbe sembrarci allora più vicina senza un compagno di viaggio e il nostro obiettivo più raggiungibile senza dover dare spiegazioni.

Potrebbe in questi casi attraversarci la mente un:

“io non ho bisogno di te” e il nostro cuore potrebbe aprirsi all’inganno che da soli saremo più forti, felici e capaci.

 

Eppure essere completamente soli non è il modo con cui siamo chiamati a camminare.

Il piano unico e meraviglioso che Dio ha per ciascuno di noi lo conseguiremo non solo se faremo volenterosamente la nostra parte.

Lungo il cammino sarà necessario lasciarsi aiutare e quando arriveremo al nostro traguardo sapremo quanti dovremo ringraziare.  

 

Guardandomi indietro non ricordo di aver mai detto a nessuno: io non ho bisogno di te.

Non posso, però, affermare di non averlo mai pensato.

Il mio orgoglio l’ha creduto molte volte e in più di una situazione mi ha sedotta con le sue soluzioni drastiche e immediate:

tagliare ogni ponte e procedere da sola.

Tutto era più semplice nell’immediato e  la sensazione di non avere più restrizioni era sempre meravigliosa.

L’altra parte della medaglia, però, non si faceva attendere.  

Gli ostacoli troppo grandi  mi ricordavano presto quanto fossi debole, vulnerabile e incapace di superarli.       

 

E l'occhio non può dire alla mano: «Io non ho bisogno di te»;

né parimenti il capo può dire ai piedi: «Io non ho bisogno di voi».

Anzi, le membra del corpo che sembrano essere le più deboli, sono molto più necessarie delle altre...

(1 Corinzi 12:21,22)

 


Signore aiutami a non disprezzare l’aiuto che mi viene dagli altri e liberami dal PECCATO DELL'AUTOSUFFICIENZA.

Danni il coraggio di superare gli ostacoli che lavorando con persone diverse da me, possono sorgere.

Aiutami a comprendere che le mie deficienze si incastrano a pennello con le virtù altrui così come i miei pregi ne compensano le carenze.

Mostrami il bello di lavorare in una squadra dove tutti sono importanti e necessari.

Grazie perché mi insegni a camminare in UMILTA' perché senza di Te non sono nessuno e senza i miei fratelli non posso fare nulla.

 

Tutti siamo creature di Dio ma non tutti siamo suoi figli.
Vuoi appartenere per sempre al Papà più affettuoso, premuroso e forte che esista?
Dio vuole darti il suo cognome e prendersi cura di te!
Se non lo hai mai fatto confessa il tuo bisogno di aiuto,
deponi ai suoi piedi il peso delle tue colpe
e invitalo a rivelarsi a te ed essere parte della tua vita.
Non fare l'errore di dire che sei una brava persona.
Sii umile e ricevi gratis l'accesso all'immenso amore di Dio
che ti è stato acquistato con il sacrificio di Gesù.
 
<< Caro Dio, perdona ogni mio peccato.
Non voglio più sentirmi smarrito.
Desidero appartenerti.
Afferra la mia mano, guida i miei passi,
riempi il mio cuore con il tuo amore
e stringimi teneramente tra le tue braccia. >>

 
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Domenica, 24 Settembre 2017 17:59