Stanca di lottare

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Domenica, 17 Gennaio 2016
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   All’apparenza dovevo sembrare proprio una conducente concentrata:

le braccia tese sul volante, lo sguardo fisso sulla strada. Eppure, dietro al mio viso quasi inespressivo, si nascondevano pensieri agitati e sentimenti contrastanti.

Proseguivo come un automa verso la mia destinazione mantenendo una velocità moderata, ma dentro di me avevo superato il limite di sopportazione.

“Signore sono alla frutta!

Non chiedermi di fare un altro passo perché io non ce la faccio.

Sono sfinita, esausta e stanca di lottare.

Ho dato il massimo che potevo e ho remato con tutte le mie forze.

Mi sono fatta male ma non ho mollato, sono caduta ma ho sempre ripreso la corsa, ho asciugato le lacrime e ho voltato pagina, zoppicando da un lato e sanguinando dall’altro ho continuato ad avanzare.

Ora sono proprio arrivata, ma non alla meta tanto attesa bensì alla fine di me stessa.

Mi sento come un dentifricio energicamente arrotolato, spremuto e pigiato, da cui non esce più nulla.

Questa situazione che mi è davanti non ho la forza di affrontarla.

E’ troppo dolorosa e io non ho più risorse in me.

Smetto di lottare!

Mi arrendo!

Il mio impegno è stato massimo, ma il mio massimo non può bastare.

Ci vuole un miracolo e questo è compito tuo.

Tocca a te entrare in scena.

Io voglio starti solo a guardare.

Ammetto la mia incapacità ora mostrami la tua potenza.

Fai presto, però, sono quasi arrivata…

Se tu non mi soccorri ora, non so che macello combino!”.

Rallentai in cerca di un parcheggio quando qualcosa di dolce, ma a me familiare, mi raggiunse.

La Sua presenza divenne reale.

Molto reale.

Proprio in quel momento e proprio in quell’auto, Gesù mi era affianco tangibilmente.

Bello, confortante, irresistibilmente piacevole!

Mi sentivo teneramente avvinghiata da tanto calore.

Era un momento sublime di squisita dolcezza.

L’avevo sperimentato migliaia di volte, ma non era per questo un’esperienza scontata né qualcosa a cui ci si può abituare.

La sua vicinanza mi dava coraggio, ma la cosa non finì lì.

Presto  un concentrato di pace e di gioia mi arrivò dritto al cuore.

Non capivo bene cosa stesse succedendo ma era come se Dio trovasse accesso al più profondo del mio essere.

Il suo tocco  era qualcosa di bello che mi attraversava delicatamente senza farmi male, quasi fosse un bisturi tenuto da una mano sicura ed esperta.

In un attimo tutto il mio dolore non c’era più.

Al suo posto solo tanto profondo benessere. 

Uscii dall’auto sorpresa, incredula, leggera come una foglia e tanto, tanto felice!

Qualcosa in me era rinato e quello che era malato Dio l’aveva guarito.

Ero libera!

Ero nuova!

Non c’era più quel magone nel cuore che rallentava la mia corsa né le paure che mi fiaccavano le gambe.

Camminavo verso ciò che un attimo prima mi incuteva timore  sapendo che tutto era ok e che Lui mi aveva portato al di la di quel monte che non potevo varcare.

Non ci riesco!

Non ce la faccio!

Non so cosa fare!

Sono negazioni che non amiamo pronunciare.

Dobbiamo tentarle tutte prima di fare simili affermazioni di resa.

Prendere coscienza delle nostre incapacità, constatare la fine delle nostre risorse e ammettere i nostri limiti, non ci sembrano salutari e liberatorie dimostrazioni d’umiltà, quanto amare ammissioni di sconfitta personale.

Più grande è la fiducia che riponiamo in noi stessi e la determinazione a fare da soli, maggiore sarà il tempo che impiegheremo per arrivare a una crisi provvidenziale e invocare finalmente l’intervento di Dio nella nostra vita.

Dare il nostro massimo in tutto ciò che facciamo è la mentalità d’eccellenza che ogni cristiano vittorioso deve avere.

Camminare con Dio senza riserve e seguirlo senza risparmiarsi è l’unico modo per vivere una vita cristiana appagante che vale realmente la pena vivere.

Il nostro MASSIMO, però, NON PUO' BASTARE per andare lontano.

Questo è il motivo per cui i tempi di crisi, i fallimenti, la fine delle nostre risorse, l’esaurimento delle nostre forze e la perdita di coraggio, possono diventare meravigliosi punti di partenza che permettono a Dio di manifestarsi nella nostra vita.

Ci sono, infatti, interventi che Lui non può proprio operare e miracoli che non può compiere per noi, se prima non comprendiamo bene e gustiamo fino in fondo quanto siamo disperatamente bisognosi del suo aiuto.

Solo quanto tocchiamo con mano la nostra debolezza e la nostra fragilità, Dio può manifestare la sua grandezza e la sua potenza senza il rischio che possiamo attribuircene il merito.

  Ma egli mi ha detto: «La mia grazia ti basta, perché la mia potenza è portata a compimento nella debolezza». Perciò molto volentieri mi glorierò piuttosto delle mie debolezze, affinché la potenza di Cristo riposi su di me. Perciò io mi diletto nelle debolezze, nelle ingiurie, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle avversità per amore di Cristo, perché quando io sono debole, allora sono forte.(2 Corinzi 12:9,10)    

Ti senti come alla fine di te stesso?

Hai solo voglia di mollare la spugna?

Sai di averle tentate tutte inutilmente?

Non hai più soluzioni né coraggio?

Se in questo periodo della tua vita ti trovi in un tempo di crisi profonda, deponi le armi e lascia che Dio combatta per te.

Confessagli le tue fragilità e cedi a Lui quei pesi che non puoi più portare!

 

Tutti siamo creature di Dio ma non tutti siamo suoi figli.
Vuoi appartenere per sempre al Papà più affettuoso, premuroso e forte che esista?
Dio vuole darti il suo cognome e prendersi cura di te!
Se non lo hai mai fatto confessa il tuo bisogno di aiuto,
deponi ai suoi piedi il peso delle tue colpe
e invitalo a rivelarsi a te ed essere parte della tua vita.
Non fare l'errore di dire che sei una brava persona.
Sii umile e ricevi gratis l'accesso all'immenso amore di Dio
che ti è stato acquistato con il sacrificio di Gesù.
 
<< Caro Dio, perdona ogni mio peccato.
Non voglio più sentirmi smarrito.
Desidero appartenerti.
Afferra la mia mano, guida i miei passi,
riempi il mio cuore con il tuo amore
e stringimi teneramente tra le tue braccia. >>

 
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Domenica, 15 Maggio 2016 17:39